Tools, tricks and techniques 2

L’effetto dei modificatori sulla luce in studio!

Oggi voglio mostrare una carrellata di foto test realizzate in studio, in modo da mostrare come si diffonde la luce, utilizzando
una serie di modificatori applicati ad un unico flash!

Per questa sessione test, ringrazio per la pazienza Francesca Anastasi e la make up artist Marta Pantaleo!

Tutta la sessione test è stata realizzata presso il mio studio a Milano, studio fotografico disponibile anche per il noleggio, info qui!

Come sorgente di luce ho utilizzato un Quadralite Atlas pro 600, un flash compatto e versatile, che unisce potenza e tecnologia, infatti dispone di tutte
le modalità avanzate, come TTL e HSS, in un formato compatto che lo rende utilizzabile sia collegato alla rete elettrica che con una batteria grande durata.
Questo flash è in vendita già con una parabola standard, che di fatto funziona anche da “tappo” e offre la possibilità di aver già integrata la classica parabola
standard da 18cm! La parabola per forma e dimensione è ottimizzata per poter diffondere correttamente la luce sia del flash che della lampada pilota a led.
Nulla vieta di poterla rimuovere per poter usare il nostro flash con le parabole standard oppure ogni sorta di modificatore con attacco Bowens.

Ecco come si presentava il set allestito per queste prove.

Ho posizionato la modella su di uno sgabello al centro della sala da posa, ho posizionato un fondale alle sue spalle ed ho utilizzato un’unica fonte di luce, il flash, posizionato circa 45°
rispetto al soggetto e inclinato ulteriormente di altri 45°, a ricercare quindi una luce Rembrandt. Ho aggiunto un pannello in polistirolo alla destra del soggetto, bianco da un lato e nero dall’altro, in modo tale da poter mostrare l’effetto di una schiarita.
La luce che si vede sul limbo, circa dietro lo stativo del flash, non proviene dal flash, ma da una finestra nello studio. Ho la fortuna di avere uno studio molto attrezzato e molto luminoso, utilizzabile anche in sola luce naturale, cosiddetta daylight!
In questo primo scatto l’ho posizionato con il lato nero verso il soggetto, quindi non ho beneficiato di nessuna schiarita ed ho utilizzato solo la parabola fornita con il flash, ottenendo ovviamente una luce molto dura.

Vediamo che cosa cambia, mantenendo tutto invariato e semplicemente girando il pannello in polistirolo, quindi offrendo la superfice bianca in favore del soggetto.

Si può già notare dalla foto che mostra il set, come un riflesso molto evidente schiarisce le parti in ombra.
Il risultato è una foto con le stesse ombre dure, ma con un contrasto molto inferiore, in quanto le ombre sono state schiarite di molto.
Questa foto è la classica che fa spesso cadere in errore sulla definizione di luce dura e luce morbida, qui la luce è comunque dura, ma il risultato finale non è contrastato!

Vediamo cosa accade sostituendo la parabola del flash con una parabola standard da 18cm, acquistabile separatamente e largamente utilizzata anche per meglio fissare accessori come gli ombrelli.

La parabola è leggermente più larga e quindi presumibilmente offre una diffusione della luce con un angolo più ampio, la differenza sul soggetto a quella distanza e in quella posizione è assolutamente trascurabile nelle differenze, ma mantenendo stessa esposizione in camera e stessa potenza flash, ho verificato una lieve diminuzione di potenza.

Ad una parabola da 18 cm è possibile aggiungere il Barndoor kit, il classico kit che ci consente di avere le palpebre e la griglia, in modo tale da poter orientare la luce solo sul soggetto e di non influire nell’illuminazione di altri punti in scena, come nei casi precedenti in cui il fondo è illuminato sempre dalla key light. Questi kit hanno solitamente a disposizione anche 4 o 5 gelatine applicabili a calamita: frost, giallo, rosso, verde e blu.

La parabola da 18cm è stata usata entrambe le volte, quindi con e senza barndoor kit, usando il lato nero del polistirolo. Il risultato è uguale sul soggetto, ma totalmente differente sul fondo.

Ora spostiamo leggermente il flash e portiamolo a circa 30° dal soggetto, in una posizione un po’ più congeniale per l’uso di un modificatore molto diverso, il beauty dish.
Quello che ho usato io è bianco, con diffusore e da 70cm di diametro.

Come normale che sia, il risultato è una luce molto più diffusa.

Mantenendo la stessa direzione e angolatura, sono passato dal beauty dish ad un modificatore che spesso viene sottovalutato, forse perchè ritenuto un po’ meno “professionale”,
l’ombrello. Forse perchè sono reperibili ad un costo più basso oppure perchè ci riportano allo studio fotografico anni ’80, questo modificatore viene spesso sottovalutato.
Esistono diverse tipologie, riflettenti o traslucidi, con interno bianco, oro o argento, nei più disparati formati, offrono una grande praticità specialmente nel trasporto.
Quello che ho usato io è di dimensioni molto generose, 185cm, ha un interno riflettente color argento e va quindi utilizzato indirizzando il flash al suo interno e quindi nella direzione opposta al soggetto. A questo link è possibile farsi un idea delle possibilità che offrono gli ombrelli. Nella foto successiva lo vediamo montato, l’ho utilizzato togliendo dal flash Atlas, qualsiasi tipo di modificatore e liberando totalmente il bulbo flash. E’ possibile regolare l’ombrello alla distanza desiderata dal bulbo, per ottenere l’effetto che desideriamo.

Diciamo che anche esteticamente ha il suo perchè! Il risultato è davvero affascinante, offrendo una luce decisamente molto morbida e diffusa, ma con un contrasto presente.

Ora giriamo il pannello, offrendo una schiarita sul soggetto, alleggerendo il contrasto.

Risultato degno dei migliori softbox!

Con una luce così ampiamente diffusa è possibile osare, nel senso che ho fatto girare il soggetto non a afavore di key light, ottenendo un risultato del tutto apprezzabile.

La luce morbida offre la possibilità di far muovere il soggetto a diffrenza di quella molto dura che obbilga la posizione a soggetto e punto luce per poter gestire le ombre in maniera accurata.
Gli ombrelli però, a differenza dei softbox, non permettono un largo uso di accessori e la luce che generano è meno gestibile sotto il punto di vista della direzione, a meno che non si utilizzino bandiere e pannelli per evitare che illuminino il fondo, anche se la caduta che offrono generano sfumature molto interessanti.
I softbox più simili nella forma sono quelli ottagonali (8 lati), quelli dodecagonali (12 lati) e quelli esadecagonali (16 lati).
Dalla posizione della key light, preferisco sempre dei modificatori circolari, rispetto a quelli quadrati o rettangolari, per il riflesso più organico che generano nella pupilla.
Avessi usato un softbox posizionato più in basso, avrei scelto un softbox quadro, come a simulare la luce di un finestrone.
Il prossimo test l’ho effettuato con un esadecagonale da 90cm, deep, quindi più profondo di quello standard e che offre un concentrato maggiore di luce e con la chiusura ad ombrello, cosa che lo rende molto comodo per il trasporto e lo stoccaggio, perchè è pronto con un solo gesto, a differenza dei softbox non a ombrello che richiedono tempo e fatica per montarli e smontarli e che quindi non sono la scelta ideale per essere riposti o trasportati smontati.
I softbox in questione hanno attacco bowens e vanno usati con il flash diretto verso il soggetto, quindi ho girato nella direzione giusta il flash e ho montato il deep da 90 cm, info qui.

Il risultato dell’utilizzo di questo modificatore senza nessun diffusore o griglia.

Una luce abbastanza morbida e con una utile direzionalità che quasi non raggiunge il fondale. Il pannello di polistirolo è rivolto col bianco verso la modella, in modo tale da riempire le ombre e togliere contrasto sul soggetto.
Iniziamo a montare la prima tenda di diffusione, quella intermedia, che generalmente è usata per far lavorare meglio il softbox con il diffusore frontale, ma che è possibile usare anche singolarmente. La tendina c’è, anche nella prossima inquadratura non è visibile, ma è possibile notare già come l’ombra per terra assume una durezza differente.

Il risultato è una luce più morbida, ma che raggiunge maggiormente il fondale, anche se ha una caduta molto forte.

Montiamo anche il diffusore frontale, per ottenere un risultato ancor più morbido.
Nella foto di sopra è evidentemente più visibile rispetto al diffusore interno che si posiziona più o meno a metà della profondità del softbox, ma ovviamente il risultato è evidente anche nella foto scattata, offrendo una luce decisamente molto morbida, più concentrata sul soggetto rispetto a un softbox meno profondo, e con una diffusione che raggiunge maggiormente il fondale.

E’ possibile direzionare la luce solo sul soggetto, applicando una griglia frontale al softbox, in maniera tale che non vi sia dispersione e riflessione di luce in direzioni diverse da quella in cui è puntata la luce.

Il risultato è molto simile al softbox adoperato senza la griglia, ma sul soggetto, non sul fondo che appare decisamente sottoesposto, ed anche il pannello riflettente, mantenuto nella stessa posizione, beneficia di meno luce da riflettere.

Ovviamente, se vogliamo ottenere una luce diffusa, ma con grande contrasto in scena, il pannello riflettente dovrebbe essere rivolto con il nero verso il soggetto, in modo tale che la perosna ritratta riceva la sola luce proveniente dal softbox, su cui sono montati i due diffusori e la griglia direzionale.

Il risultato è una luce morbida, ma una scena con alti contrasti.

Ci tengo ad alcune precisazioni, prima di chiudere.
I colori della scena, sono stati pensati per ottenere tono su tono (pelle, giacca e fondo) in modo tale da non confondere l’osservatore con colori che attirassero maggiormente l’attenzione o che generassero riflessi cromatici molto intensi e differenti dall’incarnato del soggetto.
Le foto proposte, sono i jpeg (compressi per la diffusione web) così come usciti dalla camera e quindi non hanno ricevuto sviluppo e post produzione. Ho usato il profilo più flat possibile ed ho impostato il bilanciamento del bianco su di una temperatura kelvin indicata con la fonte di luce utilizzata.
In questo ultimo confronto, metto a sinistra una delle prime foto e a destra l’ultima.
A sinistra abbiamo una luce dura, che passa dalla luce all’ombra in maniera molto marcata, a destra abbiamo una luce morbida, che passa dalla luce all’ombra creando un gradiente.
A sinistra abbiamo una foto con poco contrasto, a destra abbiamo un grosso contrasto tra luce ed ombra.
La luce morbida non è necessiaramente causa di una foto piatta, la luce dura non è necessariamente causa di una foto con alti contrasti.
La distanza della fonte di luce, rispetto al soggetto, influisce sul risultato: allontanando la fonte dal soggetto, si ottiene una luce più dura.

Molti mi chiedono qual è il diffusore che preferisco, io rispondo che è innanzitutto quello che mi serve a fare ciò che voglio, ma anche quello che ho a disposizione!

Ringrazio nuovamente Francesca, la modella, e Marta, la truccatrice, per il tempo e la professionalità concessaci per questo, spero utile, test ed articolo.

Si ringrazia Quadralite per la fornitura dei materiali e si ricorda che utilizzando il codice UXNB4MV5 nel check out del carrello dello shop, si beneficia di uno sconto Ambassador!

Raffaele Ingegno
Milano, 29 marzo 2019