Cover Story 3

Il Making of

Oggi vi voglio parlare di quella volta che ho letteralmente inondato Beatrice di acqua, per congelare e rendere particolari con l’uso di gelatine colorate i getti!
A lei va un gran ringraziamento, vi assicuro che non è facile stare lì impalata in sala da posa e farsi riempire di bicchierate di acqua, lo stesso ringraziamento va ad Andrea Pavan, stimato collega di Domodossola, e sua sorella Elena che studia fotografia.
La pazienza di Beatrice e l’assistenza dei Pavan nel lanciare acqua e aiutarmi su tutto, mi hanno permesso di realizzare questa foto.
Partiamo subito con la precisazione doverosa: per questo genere di foto servono 3 cose!

  • La pazienza
  • La tecnica
  • la fortuna

La pazienza: se sei una persona che vuole tutto e subito, non è il lavoro per te. Non è per te neanche se ti scoccia preparare e ripulire un set.
La tecnica: essenziale per poter generare una foto che ha bisogno di particolari requisiti. Non è di certo uno scatto realizzabile in tantissimi modi.
La fortuna: un requisito indispensabile sui fattori non controllabili facilmente, dico spesso che molte spledide realizzazioni hanno una massiccia dose di casualità.

Partendo da questi tre requisiti fondamentali, posso meglio descrivere il lavoro realizzato.
Ma prima di descrivere l’aspetto pratico, ci sono da spiegare le scelte, perchè benchè la casualità è un fattore da tenere in considerazione e spesso da sfruttare, le scelte vanno ponderate e quindi posso giustificare le scelte fatte.
Perchè ho scelto Beatrice?
Perchè è una ragazza molto bella e che ha stima nel mio operato, sempre molto disponibile e al quale sapevo che potevo proporre un lavoro un po’ scomodo nella fase realizzativa. Gli occhi chiari, nell’immagine molto colorata che avevo in mente, sarebbero stati un requisito da sfruttare.
Perchè Andrea? Andrea è uno di quei colleghi nerd, che per passione sanno tutti i requisiti tecnici dei prodotti e sarebbe stato provvidenziale per l’utilizzo di una tecnica che andrò a descrivere più avanti in questo articolo. Sua sorella poi studia fotografia, quindi lo stimolo delle nuove leve è sicuramente cosa gradita e fondamentale.
Perchè l’utilizzo di una cuffia in silicone?
Tenere i capelli sciolti, avrebbe portato alla realizzazione di un solo scatto, per il semplice motivo che non mi sarebbe piaciuto avere i capelli bagnati e attaccati in testa, come in questa foto che realizzai a Marta nel 2011, ma senza la tecnica che serve per congelare il movimento dell’acqua.


Inoltre, la cuffia in silicone, avrebbe di certo migliorato lo scivolamento del fluido e potuto far generare forme più interessanti all’acqua.
Se di cuffia poi stiamo parlando, allora bisogna abbinare un costume da bagno per lo stesso principio e per avere una sorta di coerenza.
Ora, di certo sarebbe stato meglio avere un bel costume di quelli da competizione agonistica e magari di un materiale riflettente, ma tra quelli disponibili abbiamo scelto questo bianco perchè era quello con il materiale che avrebbe reso meglio, anche se l’eleganza delle finiture del prodotto, fa purtroppo sembrare che Beatrice stesse indossando un abito e non un costume da bagno.
Ma si sa, le signorine sono attente all’eleganza in ogni momento, il costume è di Beatrice, e i costumi sportivi non sono del tutto adatti alla fisicità di questa modella.
Di cuffie invece ne avevamo di diversi tipi e colori, questa grigia è quella che è risultata più adatta come materiale e come colore non troppo presente, abbinata al bianco e ai colori delle luci.
Il fondo nero, senza alcuna perplessità, avrebbe fatto emergere il soggetto vestito di chiaro e accentuato la brillantezza della luce nell’acqua.

 

Passiamo ora a descrivere la parte tecnico realizzativa del tutto, ritornando a: pazienza, tecnica e fortuna.

Per preparare la scena, abbiamo rivestito il pavimento con dei teli in plastica, ricoperti di diversi asciugamani e teli da mare, in modo che assorbissero la non enorme quantità di acqua che avremo letteralmente lanciato sul soggetto. Ovviamente tutto il set è stato poi ripulito e l’operazione porta via del tempo.
Il lavoro poi ha portato via circa 3 ore, per poter fare diverse prove e far poi calibrare il tutto.

La differenza sostanziale tra l’immagine di questa cover story e la foto scattata a Marta nel 2011 è che i getti d’acqua sono congelati solo nell foto di Beatrice.
Per generare un congelamento di un movimento, bisogna adottare dei tempi molto veloci.
Il rapido tempo di scatto, provoca un congelamento dell’immagine prodotta.

Facciamo un esempio pratico. Siamo al parco, fotografiamo la fontana.
Ci posizioniamo con la nostra bella fotocamera, munita di un 24mm e scattiamo una foto a 1/30, rispettando un tempo di sicurezza, perchè non c’è una grande quantita di luce e vogliamo sfruttare i tempi per esporre correttamente il fotogramma.
Che cosa accade? Abbiamo fatto una bella foto che prende tutta l’enorme fontana al centro del parco, ma lo scroscio d’acqua è quasi setoso, un bell’effetto!
Ma noi vogliamo congelare il movimento e siamo già al diaframma completamente aperto. Cosa facciamo?
Accorciamo il tempo di posa in maniera considerevole e aumentiamo proporzionalmente gli iso, di tanti stop di quanti ne togliamo con il tempo più veloce!
Siamo arrivati ad avere 1/500, la foto è praticamente uguale alla precedente come esposizione, ma i getti di acqua sono come cristallizzati!
Ma se volessimo dare una schiarita col flash?
Beh, impossibile (o quasi), perchè con quel tempo, la maggior parte delle nostre reflex, si rifuterebbe di scattare la foto e quelle che ci permettono di farlo, genererebbero una foto, con una parte della scena completamente nera.
Perchè?
Perchè la tendina dell’otturatore, non fa in tempo a passare e viene impressa nella foto.
Il tempo di sincronizzazione ha un limite, non può essere troppo veloce, altrimenti non ci sarebbe nessun attimo in cui il sensore risulti completamente scoperto.

Quindi è impossibile scattare una foto con il flash ed un tempo molto rapido, più basso di quello indicato sul manuale della nostra reflex che ipoteticamente potrebbe essere di “solo” 1/125?

No, non è impossibile, ma non con tutti i flash, abbiamo bisogno di un flash che disponga dell’HSS, High Speed Sync, sincronizzazione ad alta velocità.
Vediamo cosa succede nelle diverse modalità che offrono i produttori.
Visto che il sensore, con tempo molto rapido, diciamo 1/1000 di sec. non rimarrà mai completamente scoperto, il flash opera una serie di lampi in maniera tale da far passare luce in quella fessura che si genera tra la tendina che si apre e la tendina che subito dopo si chiude, tante volte, per tutto il percorso di questa “fessura” sul sensore, in modo tale da coprire ogni porzione del fotogramma con una flashata.
Oppure, a secondo del dispositivo che stiamo adottando, il flash genera un lampo lungo e costante, che segue tutto il passaggio della fessura sul sensore.

Una precisazione.
Il tempo di sincronizzazione non è uguale al tempo dell’emissione di luce del flash. Quest’ultimo è molto più rapido e può arrivare a tempi sbalorditivamente ridotti, anche un 1/20000 di secondo, un tempo quasi impossibile solo da immaginare.
Una seconda e doverosa precisazione.
Se si scatta una foto in una situazione di luce perfettamente controllata e con i flash, senza avere altre fonti di luce che influiscono sull’illuminazione della scena (lampade pilota comprese) possiamo scattare la foto a 1/125 ma anche ad un tempo “molto” più lungo, senza cambiare nulla.
Perchè il flash, o meglio, il tempo di emissione di luce da parte del bulbo flash è più rapido di 1/125 e nel sensore viene impressionata la scena nell’attimo in cui viene illuminata.
Con la luce continua invece, il tempo influisce, più il sensore viene esposto alla luce, maggiore sarà la quantità di luce che avremo in scena.
Potenzialmente, il tempo non influisce sull’esposizione della foto con i flash, è stupido aumentare il tempo per avere più luce.
Prendete ovviamente questa cosa più come un test di laboratorio in assenza di qualsiasi fonte di luce oltre al nostro lampo…

Uno stratagemma che potremmo usare per congelare, non disponendo di Hss ( ci sono molti dispositivi che hanno proprio una funzione dedicata a questo trucco, solitamente chiamata Freeze ), potrebbe essere quello di scattare la foto, in situazione dove non interviene altra luce in scena, con la potenza più bassa a disposizione sul nostro lampeggiatore, in modo tale da poter sfruttare il tempo di emissione di luce più rapido ( il tempo di emissione di luce è scontato che si riduce con bassa potenza e aumenta con la potenza piena, stiamo comunque parlando di tempi molto molto brevi ) e impressionare il sensore solo in quel rapidissimo tempo, diciamo di 1/4000 di secondo.
( Tempo di posa 1/125 e tempo di emissione di luce pari a 1/4000 )

Ma nel mio caso, avevo flash Hss e ho voluto sfruttare questa funzione, insieme ad Andrea che non vedeva l’ora di stressare l’attrezzatura!

Dettaglio importante.
Elettricità e acqua non vanno d’accordo, seppur il lavoro doveva essere svolto in totale sicurezza e con tutte le precauzioni, ho preferito usare flash a batteria.
Ho usato un flash Quadralite Reporter 360 come key light e due flash Quadralite Reporter 200 come rim light, comandati dal trigger X2 (link dei prodotti attivi sul nome).
Si sa, l’ho già detto, il Reporter 200 è uno dei miei strumenti preferiti.
Al Reporter 360 ho aggiunto un Beauty dish e ho sfruttato Andrea per una prova al volo, scattando a un tempo esageratamente veloce, 1/2000, attivando l’Hss!

Mi interessava avere un bel punto luce negli occhi e non avere alcuna interferenza di luce.
Ma per ovvie ragioni poi il test l’ho fatto con Beatrice.

Successivamente ho aggiunto le rim light, utilizzando i due reporter 200, oppurtunamente in Hss e con gelatine colorate, una viola e una verde acqua.

la mia scena è pronta e il mio set si presentava in questo modo: soggetto al centro, un flash frontale, lievemente decentrato, con beauty dish, due flash alle spalle del soggetto senza alcun diffusore.
Siccome sono un pignolo, ho voluto fare due test bagnando la modella con qualche goccia.
Solo con la key light.

Con la key e le due rim.

Ma ora viene il bello, perchè entrano in gioco i lanci e dopo la pazienza e la tecnica, un ruolo determinante lo ottiene anche la fortuna e la casualità delle forme che avrebbe assunto l’acqua, opportunamente riscaldata per non spezzare il fiato a Beatrice.
Naturalmente non è facile mantenere una bella posa e tenere gli occhi aperti, non vedendo neanche quando partiva il lancio, perchè Elena, scelta come lanciatrice ufficiale del set, era posizionata su di una scala di fianco al soggetto, in modo tale da aumentare al massimo la distanza bicchiere/soggetto (circa 2 metri ) e quindi producendo un impatto ragguardevole, in modo da generare più schizzi d’acqua e devo dire che rovesciando un bicchiere, congelando la scena e illuminandola bene, l’effetto è stato più “pieno” di quanto ci aspettassimo tutti, dando l’idea di una secchiata!
Di seguito, quelle con il fattore casuale che ha generato gli effetti che ho apprezzato di più, su un totale di una decina di lanci.

Purtroppo la fortuna non ha giocato un ruolo favorevole all’apertura degli occhi al momento dell’impatto.
Quindi, ho dovuto procedere in post produzione, trovando la foto con lo sguardo più bello e mantenendo questi due giochi di forme d’acqua.
Di seguito il fotogramma usato per  il viso.

Infine, ripropongo la foto post prodotta, combinando le tre qui sopra e regolando i cromatismi.

Devo dire che non ci siamo neanche trovati in un lago e la scelta di usare asciugamani che assorbissero l’acqua, invece di una tinozza grande è stata una scelta buona, perchè abbiamo evitato che la modella potesse scivolare e il tessuto ha evitato un ulteriore spargimento di acqua con l’impatto o col pavimento o con la tinozza.

Spero vivamente di essere riuscito ad illustrare tutto, chiarendo anche dei funzionamenti sulla luce flash e sulle potenzialità di alcuni flash che dispongono dell’high speed sync.
Torno a ringraziare Andrea ed Elena, che si sono divertiti tantissimo e Beatrice che probabilmente si è divertita di meno… scherzo, è stata una cosa divertente anche per lei! E per me! Ringrazio Quadralite per la fornitura del materiale tecnico e la disponibilità in ogni situazione e ogni mio capriccio.
Ricordo inoltre che all’interno dello shop Quadralite, è possibile acquistare i prodotti menzionati e non, utilizzando il seguente codice sconto. al check out del carrello alla voce Voucher: UXNB4MV5

Ti è piaciuto questo articolo?
Se non sei iscritto alla newsletter, che ti informerà di ogni articolo pubblicato, fallo da qui!

Raffaele Ingegno
www.raffaeleingegno.com
08 marzo 2019